Ricerca personalizzata

venerdì 27 gennaio 2012

FreeBSD è un sistema operativo avanzato per architetture compatibili x86 derivato da BSD.

FreeBSD è un sistema operativo libero di tipo UNIX, derivato dalla Distribuzione Unix dell'Università Berkeley, e disponibile per piattaforma Intel IA-32, AMD64, DEC Alpha, IA-64, PC-98, UltraSPARC, PowerPC ed altre.

Installare FreeBSD.
 
Ci sono molte possibilità per installare FreeBSD, tra cui l'installazione da CD-ROM, DVD, floppy disk, una partizione MS-DOS®, nastri magnetici, FTP anonimo, e NFS.

Per favore leggi la guida di installazione prima di scaricare l'intera distribuzione di FreeBSD.

Il progetto FreeBSD (il nome si deve a David Greenman) ha origine all'inizio del 1993 come evoluzione dell'"Unofficial 386BSD Patchkit" ad opera di Nate William, Rod Grimes e Jordan Hubbard.

La prima distribuzione su CD-ROM fu FreeBSD 1.0 e apparve nel dicembre 1993. Nella primavera del 1994, tuttavia, alcuni sviluppi di una lunga controversia legale tra l'università di Berkeley e la Novell ebbero effetti anche sul sistema operativo FreeBSD.

Parte del codice su cui si basava FreeBSD, infatti, era derivato dal sistema 4.3BSD-Lite, conosciuto anche come "Net/2". Questo codice, originalmente prodotto da AT&T, era poi stato acquistato da Novell, che ne rivendicava la proprietà nei confronti dell'università di Berkeley. In realtà le due parti in causa raggiunsero un accordo perché gran parte del codice che BSD aveva preso dallo UNIX di AT&T, era stato ampiamente modificato, se non completamente riscritto.

FreeBSD doveva comunque eliminare le porzioni di codice prese dal sistema proprietario. La sfida era particolarmente impegnativa: buona parte del codice andava riscritta. Tuttavia già nel novembre dello stesso anno vedeva la luce FreeBSD 2.0, versione ancora piuttosto instabile ma libera dai vincoli di proprietà sul codice. Si susseguirono poi altre versioni intermedie di miglioramento: la 3.x (Ottobre 1998), la 4.x (Marzo 2000) la 5.x (2003) fino ad arrivare alla 6.x (2005) e la 7.x rilasciata il 27 febbraio 2008.

FreesBSD è un sistema operativo utilizzato soprattutto in ambito server. Questo è dovuto alla stabilità e scalabilità della parte di networking di FreeBSD. Grande attenzione è posta inoltre alle problematiche di sicurezza, ed attualmente sono disponibili tre sistemi di firewall: IPFW, IPFilter e PF, integrato nel sistema dalla versione 6.0.

Aggiornamenti (via Distrowatch):

FreeBSD Ken Smith has announced the availability of the third release candidate for FreeBSD 9.0: "The third and what should be final release candidate build for the 9.0-RELEASE release cycle is now available. This should be the last of the test builds. We hope to begin the final release builds in about a week. The 9.0-RELEASE cycle will be tracked here. The location of the FTP install tree and ISO images is the same as it has been for BETA2, BETA3, RC1 and RC2. The layout to a large degree is being dictated by the new build infrastructure and installer. But it's not particularly well-suited to humans so I've added a shorter pathway to the ISO images. Unless there are lots of complaints about the layout we'll stick with this for the release." Read the rest of the release announcement for more information and notes about upgrading from a previous release.

Download: FreeBSD-9.0-RC3-i386-disc1.iso (502MB, SHA256), FreeBSD-9.0-RC3-amd64-disc1.iso (612MB, SHA256).


Ultime versioni pubblicate:


 • 2011-12-09: Development Release: FreeBSD 9.0-RC3
 • 2011-11-17: Development Release: FreeBSD 9.0-RC2
 • 2011-10-23: Development Release: FreeBSD 9.0-RC1
 • 2011-09-29: Development Release: FreeBSD 9.0-BETA3
 • 2011-09-08: Development Release: FreeBSD 9.0-BETA2
 • 2011-08-01: Development Release: FreeBSD 9.0-BETA1



Nonostante debba la sua fama soprattutto a questo, FreeBSD può essere benissimo usato come sistema operativo desktop. Migliaia sono infatti le applicazioni disponibili tramite i ports, il sistema di gestione pacchetti di FreeBSD, e tra di esse si trovano browser internet, ambienti grafici integrati, suite per ufficio, lettori multimediali e molto altro.

I ports in effetti liberano l'utente dal problema delle dipendenze relative ai pacchetti, cioè il complesso di altri programmi e librerie necessari per assicurare il corretto funzionamento sulla macchina del programma che stiamo installando; pertanto, installando un programma tramite l'albero dei ports, verranno scaricati i sorgenti più aggiornati del programma stesso, e non il suo eseguibile binario, ed anche i sorgenti aggiornati di tutti i programmi dai quali esso dipende; successivamente i programmi vengono ricompilati ex novo sulla macchina dell'utente ed installati nelle corrette directory pronti per l'uso. Una gestione simile si ha nelle distribuzioni Gentoo e Arch Linux.

I committers di FreeBSD periodicamente rilasciano il sistema. Il rilascio ufficiale avviene con la versione RELEASE, che succede ai RELEASE CANDIDATES, o RCn (con n = da 1 a 3).

La fase in lavorazione è rappresentata dalla versione STABLE che include le innovazioni già approvate in un rilascio abbastanza stabile dedicato ai beta testers e sviluppatori, mentre è rappresentato dalla versione CURRENT il vero e proprio lavoro in corso, spesso instabile, che a sua volta può essere sintetizzato con gli snapshot temporanei che congelano la situazione del codice ad uno specifico punto temporale.

Versioni

fonti: Wikipedia & FreeBSD


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venerdì 20 gennaio 2012

Duplicazione a caldo di un sistema Linux: duplicare l'hard disk di un PC o un server..

Non so se sia molto frequente, ma penso che almeno una volta nella vita lavorativa di ogni sistemista, sia capitato di dover duplicare l'hard disk di un PC o un server.

Tale necessità può nascere, per esempio, dal bisogno di creare un backup di un sistema prima di aggiornarlo; oppure per avere un clone di un sistema funzionante da tenere come scorta; oppure avere una copia su cui eseguire delle manutenzioni senza interrompere un servizio.

Per far fronte a queste esigenze sono disponibili molti programmi commerciali piú o meno noti, ma anche l'open source offre delle soluzioni in tale senso: dallo spartano comando dd a distribuzioni 'live' dedicate a questo scopo. Nessuno di questi strumenti sembra, a quanto mi è dato di sapere, essere pensato per eseguire la duplicazione "a caldo" di un sistema mentre sta funzionando.

Quest'ultimo è proprio il caso che mi è capitato: la necessità era quella di aumentare lo spazio disco di un server FTP pubblico. Quindi si trattava di sostituire il disco esistente, possibilmente senza reinstallare completamente il sistema, preservando le varie configurazioni, compresi gli utenti e le password.

In pratica, si aveva un sistema perfettamente funzionante ma con poco spazio su disco e ci si proponeva di sostituire il disco senza rischiare di alterare il sistema e renderlo non funzionante.

L'operazione è relativamente semplice quando è possibile fermare il server per il tempo necessario per duplicare l'hard disk e, magari, effettuarne le dovute copie di sicurezza; ma nel nostro caso, a complicare le cose, c'era la necessità di ridurre il fermo della macchina al minimo.

Normalmente per la duplicazione dei PC utilizzo una distribuzione live, g4u, che permette di creare un'immagine di un PC su un server FTP. Purtroppo g4u richiede di eseguire il boot con il CD "live" e, quindi, introduce un fermo macchina per il tempo necessario alla copia; tempo che, per un HD da un centinaio di Gb, copiato attraverso una LAN da 100Mb, si aggira su un paio d'ore.
Inoltre, un ulteriore problema era dato dal fatto che il server FTP, normalmente usato per salvare le immagini, era proprio la macchina di cui si doveva effettuare la sostituzione del disco.

Sono, allora, andato a sbirciare nel codice sorgente gli script usati all'interno della distribuzione g4u per creare e trasferire le immagini, ed ho scoperto che si trattava di una serie di comandi standard uniti fra di loro in una serie di pipe a cascata. Colgo l'occasione per far notare che l'operazione è stata possibile proprio perché il sistema è Open Source.

Approfondendo la questione e cercando ulteriori informazioni su internet, ho trovato una serie di comandi che faceva al caso mio.



Prima di provare i comandi di seguito descritti, tenete presente che in caso di errore è elevato il rischio di sovrascrivere il contenuto di un disco di un server (o un PC) funzionante. E' quindi importante leggere completamente quanto scritto di seguito e aver chiari i concetti espressi prima di provare le procedure descritte.




Io stesso ho eseguito i test con macchine di prova prima di passare all'operazione reale.

Per duplicare a caldo un server, con questo sistema, ci sono dei prerequisiti:

  • Il disco di destinazione deve essere di dimensione uguale o maggiore del disco di origine (come in qualsiasi duplicazione di disco);
  • la macchina di origine deve avere il servizio sshd attivo e la macchina di destinazione deve poter utilizzare il comando ssh;
  • il disco di destinazione verrà sovrascritto completamente, quindi non può essere lo stesso disco da cui si è effettuato il boot. La macchina di destinazione deve avere un disco aggiuntivo su cui riversare il tutto, oppure si può avviare la macchina con un cd live (g4u va bene) e poi utilizzare il suo HD come destinazione.

Nel nostro caso le operazioni sono state eseguite nelle seguenti condizioni:


  • Macchina (A) il server FTP, in linea, con disco da 80 Gb da portare a 240 Gb. Indirizzo IP locale 192.168.2.44
  • Macchina (B) computer con disco da 80 Gb vuoto avviata con g4u da CD all'indirizzo 192.168.2.88


Sulla macchina (B) è stato digitato il seguente comando:

ssh 192.168.2.44 'dd if=/dev/sda' | dd of=/dev/sda

in base alla seguente sintassi: ssh source_server_ip 'dd if=/dev/sda1' | dd of=/dev/sda2, assumendo che il disco di origine sia sda1 e quello di destinazione sda2 (numeri aggiunti solo allo scopo di distinguere fra di loro le unità, non rappresentano in alcun modo la posizione fisica dei dischi). 

Vediamo il dettaglio.

La prima parte del comando esegue, attraverso ssh, il comando 'dd if=/dev/sda' (si notino gli apici) sul server di origine. Il comando dd esegue una copia byte a byte della sorgente (if) e in questo caso punta al device dell'hard disk del server.
L'output del comando viene rediretto in pipe (|) verso la destinazione dd of=/dev/sda che, in questo caso, è l'hard disk del PC di destinazione.

Il trucco consiste nell'eseguire il primo dd in remoto via ssh e usare, attraverso il pipe, l'output per alimentare il secondo dd che viene eseguito in locale.

Dopo avere effettuato le operazioni di cui sopra, ho riavviato il client (B) senza la connessione di rete per verificare il corretto riavvio del sistema e la configurazione.

La rimozione del cavo di rete si è resa necessaria in quanto le due macchine, essendo a questo punto una la copia dell'altra, avevano lo stesso indirizzo IP.

In seguito, dopo aver verificato che non vi era nessun utente connesso, ho postato il cavo di rete dal server originale (A) alla copia (B) e ho appurato che fosse accessibile normalmente.

Il sistema provvisorio a quel punto era in linea e funzionava al posto della macchina originale.

Dopo l'installazione fisica del nuovo hard disk, è stata effettuata una nuova copia a caldo con le stesse modalità, ma con le due macchine fisicamente scambiate di ruolo, ovvero da (B) ad (A).


In questo caso la copia è stata eseguita su un disco di dimensioni maggiori che risultava occupato solo parzialmente, in quanto la copia trasferisce un'immagine esatta del disco originale. Schematicamente la situazione era:
|------disco originale 80Gb-------|------------spazio disponibile 160GB-------------|<br /><br />
E' stato quindi riavviato il sistema con una versione live contenente varie utility in modo da effettuare il ridimensionamento del disco con qparted. Sicuramente ciò poteva essere effettuato a riga di comando, ma questa utility grafica è enormemente piú comoda.

Dopo un paio di riavvi a scopo di test, i sistemi sono stati nuovamente scambiati di ruolo spostando il cavo di rete e rimettendo in linea il server ufficiale.

È importante notare che lo scambio delle macchine è stato possibile solo perchè il traffico era basso. Se le modifiche apportate dagli utenti nel tempo necessario alla copia sono elevate, le due macchine rimangono disallineate e si rischia la perdita di informazioni.

In caso di sistemi a traffico elevato, è opportuno pensare a soluzioni di clustering o ripartizione del carico in modo che sia possibile svincolare un nodo per il tempo necessario all'upgrade.
fonte: Pluto

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domenica 15 gennaio 2012

Dungeon of Dredmor è un roguelike in cui si ammazzano mostri, si raccolgono oggetti e si mangiano cose trovate per terra.

Dungeon of Dredmor è un roguelike in cui si ammazzano mostri, si raccolgono oggetti e si mangiano cose trovate per terra.

La prima cosa a cui ci troveremo di fronte è la creazione del personaggio. Creazione poi… insomma, bisognerà scegliere un paio di skill fra quelle messe a disposizione che, per quanto siano numerose, sono  sbilanciate in quantità verso il ramo magico. A questo punto ci si accorgerà che purtroppo non vi è nessuna personalizzazione estetica, e che il protagonista -per quanto possiate agghindarlo- resterà sempre un tizio anonimo coi capelli marroni.

Dopo aver scelto le nostre abilità, ci ritroveremo catapultati in un enorme parcheggio sotterraneo a più piani, generato casualmente, in cui invece delle automobili sono stati parcheggiati dei mostri fin troppo simili a pinguini. Tra una spadata qui e una freccia là, si può notare che la difficoltà è sensibilmente aumentata rispetto alla beta, e molte bacchette e pozioni eccessivamente potenti sono state bilanciate.

Dando un’occhiata al sistema di statistiche si può notare il numero enorme di cifre da poter analizzare. Ogni valore è spiegato abbastanza chiaramente, quindi il significato di ogni caratteristica non è un problema.

La trama è quella di qualsiasi roguelike: c’è un tizio cattivo in fondo a questo dungeon, probabilmente si sta facendo i fatti suoi guardando mtv ma, nel caso esso stia invece pianificando di conquistare il mondo dall’alto (basso?) del suo parcheggio sotterraneo, bisogna ucciderlo.

Fortunatamente il tutto è affrontato con la giusta ironia,  ben gestita e mai fastidiosa.

Durante la nostra avventura potremo trovare o comprare un enorme numero di oggettini da equipaggiare, mangiare, vendere o -in casi di estrema necessità- trasformare in stoccafissi da offrire al Dio supremo del lutefisk (no, non sto inventando nulla).

Oltre quanto già detto il gioco fornisce altre possibilità: dal crafting (molto sviluppato ma dall’interfaccia ampiamente rivedibile) al piazzare trappole e molte altre piccolezze che aumentano la varietà e faranno contenta tutta la gente che si rallegra di queste cose. Un dettaglio degno di nota sono le subquest, dateci direttamente da Inconsequentia, the Goddess of Pointless Sidequests, e sono spesso volontariamente inutili e stupide.


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domenica 8 gennaio 2012

Heroes of Newerth è uno strategico in tempo ispirato alla celebre mappa di Warcraft III, Defense of the Ancients.

Heroes of Newerth è uno strategico in tempo reale creato dalla S2 Games ispirato alla celebre mappa di Warcraft III, Defense of the Ancients.

L'unica modalità prevista del gioco è quella in multiplayer. Il gameplay è identico al suo genitore DotA ma introduce moltissime migliorie:

* Sistema di matchmaking (possibilità si scontrarsi con persone dello stesso livello);
* Statistiche (sistema di tracciatura per punteggi, tempi di gioco, medie di vario genere e così via);
* Ladder Rankings (classifica personale e quella del clan);

Heroes of Newerth, sviluppato dalla S2 Games, punta ad essere l'erede spirituale e commerciale di DotA, riprendendo integralmente il famoso mod di Warcraft 3 e modificandone sostanzialmente solo alcuni aspetti stilistici. Come vedremo, tutti gli sforzi profusi nella realizzazione del gioco, sono stati orientati alla creazione di un gioco esclusivamente per i puristi del genere che hanno amato DotA.

Dota 2.0

Per coloro che non avessero la più pallida di cosa sia DotA, facciamo una piccola introduzione. Questo mod venne realizzato per Warcraft 3, strategico progettato da Blizzard, che grazie ad un motore e ad un editor molto versatile, ha permesso lo sviluppo di una modalità estremamente particolare ed originale, DotA appunto, che mischiava elementi tattici, micro gestionali e RPG in un gioco che con il tempo, è diventato estremamente skill-based, orientandosi al pubblico e-sportivo e fornendo un gameplay totalmente votato allo spirito di gruppo e alla coordinazione.

La struttura di fondo, ripresa da HoN, prevede, senza farla troppo lunga, due fazioni il cui obiettivo sarà quello di avanzare fino alla base avversaria per demolirla. Per fare questo dovranno essere sfruttate le Creep, unità generate ad intervalli regolari dalla propria base, le quali avanzeranno inesorabilmente sulle strade che collegano le due basi.

Su queste strade saranno presenti alcune torri, in grado di offrire difesa e copertura ai giocatori che dovranno sfruttarle per crescere di livello uccidendo le creep nemiche, uccidendo i nemici stessi ed impedendogli a loro volta di crescere uccidendo le creep alleate.

Se la struttura di fondo sembra molto semplice, nella pratica si sono sviluppate una moltitudine di sotto-componenti che rendono il gioco estremamente vario e complesso. Non scenderemo qui troppo nel dettaglio ma i giocatori di DotA, possono stare tranquilli poichè la struttura di HoN riprenderà quasi integralmente tutte le componenti.



Un gioco nuovo o un restyling?

Dalla grafica ai vari eroi selezionabili, HoN riprenderà in tutto e per tutto le componenti di DotA ma le riproporrà con uno stile grafico e un background in linea con quelli degli altri prodotti della S2, come ad esempio Savage e Savage 2.

In questo senso, il gioco si lascia andare a numerose variazioni sul tema generalmente cupo, con effetti sonori buffi o ridicoli, eroi "bizzarri" come Pandamonium e scelte estetiche originali. I giocatori, durante la lunga fase di beta, si sono divisi in due fazioni nettamente contrapposte, sostenendo alcuni che il gioco fosse bello così, mentre per altri il tutto risultava piatto e monotono. Tuttavia l'aspetto estetico risulta ininfluente per un prodotto come questo che punta ad un'utenza notoriamente più interessata al gameplay solido e alle performance del client piuttosto che agli effetti grafici.

Una nota a parte la meritano gli effetti estetici delle abilità. Questi saranno...come dire..."tamarri". L'azione del gioco si svolge sempre su un range estremamente ampio per necessità di gameplay e la controparte visiva non mancherà di creare appunto sconvolgimenti su tutto lo schermo, rendendo sicuramente il gioco bello da vedere e soddisfacente per i giocatori che utilizzeranno gli eroi più "esibizionisti" ma renderà confusionario il gioco per i neofiti. Tuttavia questa caratteristica, per i giocatori più navigati, significherà poter riconoscere anche nelle mischie più concitate, gli effetti delle skill a zona.

Anche l'interfaccia è stata ripresa in maniera integrale da DotA per ovvi motivi: perchè costringere i vecchi giocatori ad adattarsi a qualcosa di nuovo quando l'interfaccia originaria funzionava a dovere? Questo tuttavia per i newbie, vorrà dire dover imparare un'interfaccia già matura, frutto di un'evoluzione progressiva. Risulterà veramente poco intuitiva e talvolta confusionaria sopratutto nella gestione degli oggetti e dello shop. Nulla che non si possa superare con una ventina di partite.

Ribadisco ancora una volta che il gioco è stato pensato esclusivamente per giocatori hardcore che vogliano impegnarsi ad imparare un gioco in tutte le sue componenti prima di iniziare a divertirsi e a vincere. Oltre al gameplay ostico, all'interfaccia complicata, al gran numero di eroi estremamente particolareggiati, sono presenti una serie di features aggiuntive volte appunto a massimizzare il supporto all'e-sporting e all'allenamento costante, sacrificando l'immediatezza.

Ad esempio risulta interessante la possibilità di nominare degli osservatori che controllino il match per evitare scorrettezze o per annotare sistemi di punteggio particolari relativi ai vari tornei. Vi è poi la voice chat integrata con un'interfaccia minimale e molto comoda.

Inoltre è presente un buon sistema di rating, statistiche ed opzioni per creare la partita. Potrete impostare numerose modalità di selezione dei personaggi, come i Draft, i Draft con ban, i ban normali, il random forzato e tanto altro ancora.

A questo sistema, si aggiunge una lobby estremamente ben realizzata, con supporto ai clan, filtri per la ricerca delle stanze, numerosi canali di chat, messenger interno e tanto altro ancora. Il client in genere si rivela stabile e pulito, con solo occasionali burst di traffico sulla connessione nei momenti antecedenti ad un gank.

Arrivato ormai alla conclusione della recensione, molti di voi si chiederanno perchè non ho ancora fatto paragoni con League of Legends, Avalon Heroes e tutti gli altri prodotti minori che si sono ispirati a DotA. Quasi tutti i giornalisti, sia italiani che stranieri, che hanno trattato di uno di questi giochi, ha avuto la pretesa, a mio parere erronea, di equipararli come categorie di prodotti simili. Per me è appunto un'approssimazione troppo grande per essere fatta con leggerezza.

HoN rimane nient'altro che un seguito senza una propria anima: è semplicemente un attrezzo, un ottimo attrezzo, ma nulla più di questo. Nel calcio c'è bisogno di palloni nuovi e più performanti, reti, pali, bandierine e divise nuove, migliorano il gioco a modo loro e non se ne potrebbe fare a meno, ma se a qualcuno viene a noia il calcio, cambiare le attrezzature difficilmente potrà cambiare le cose.

HoN quindi vuole essere fondamentalmente questo e ci riesce a perfezione, difficilmente sarebbe potuto essere migliore, ma il difetto è che scinde l'utenza in due tronconi, attirando irrimediabilmente tutti gli appassionati di DotA e respingendo brutalmente la maggior parte dei neofiti interessati ad un gioco 4fun. Sta a voi quindi decidere se acquistare un gioco del genere e se siete rimasti frustrati con l'originale, giocare ad HoN difficilmente potrebbe avere esiti diversi.


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 fonte: SuperTux Giochi




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martedì 3 gennaio 2012

Ecosia, il motore di ricerca ecologico fondato in associazione con Bing, Yahoo ed il WWF.

Ecosia è un motore di ricerca fondato a Wittenberg, Germania il 14 Dicembre 2009 da Christian Kroll in associazione con Bing, Yahoo ed il WWF.

Ecosia pur essendo una società a scopo di lucro garantisce che l'80% dei propri introiti siano destinati al WWF in progetti per la salvaguardia della foresta tropicale.

Ogni ricerca effettuata tramite Ecosia permette di salvare 1,90 m2 di vegetazione.

Come funziona Ecosia?

Fai clic sul pulsante riproduci del video riportato qui sotto per avere un’idea sull’ideologia di Ecosia.

Se ti piace, condividilo su Facebook.

Puoi trovare maggiori informazioni su Ecosia nel testo che si trova sotto il video.


Cos’è Ecosia?
Ecosia è un motore di ricerca ecologico sostenuto da Yahoo, Bing e dal WWF.

Funziona fondamentalmente come qualsiasi altro motore di ricerca ma, a differenza degli altri, dona almeno l’80% dei guadagni pubblicitari per sostenere un programma di protezione della foresta pluviale gestito dal WWF.

Per questo, gli utenti di Ecosia possono salvare circa due metri quadri di foresta pluviale ogni ricerca effettuata – senza spendere un centesimo. Inoltre tutti i server di Ecosia, funzionando con energia verde, non producono emissioni di CO2.
Utilizzando Ecosia, le tue ricerche in rete diventeranno ecologiche.




In che modo sono generati i profitti di Ecosia?

Yahoo e Bing non solo aiutano a garantire eccellenti risultati di ricerca, ma forniscono anche i link sponsorizzati necessari per generare guadagni pubblicitari.

I link sponsorizzati sono brevi annunci di testo pertinenti inseriti dalle società allo scopo di vendere i propri prodotti agli utenti del motore di ricerca. Le società pagano per ciascun clic sul link sponsorizzato e, ognuno di questi, permette al motore di ricerca di generare un guadagno di alcuni centesimi.

Circa il 2% delle ricerche di Ecosia porta a un clic su un link sponsorizzato. Facendo un calcolo fra i normali clic e quelli sui link sponsorizzati, Ecosia guadagna circa 0,13 centesimi a ricerca e dona almeno l’80% di questo ricavato al WWF. Grazie a queste donazioni, è possibile salvare almeno due metri quadri di foresta ogni ricerca effettuata.



In che modo Ecosia salva la foresta pluviale?
Ecosia non gestisce programmi di protezione della foresta pluviale, ma dona i propri guadagni per sostenere un progetto coordinato dal WWF e localizzato nel Juruena National Park, nella regione dell’Amazzonia in Brasile.

Fai clic qui per avere maggiori informazioni sul progetto corrente di protezione della foresta pluviale.



Perché utilizzare Ecosia?

Ogni anno viene incendiata o tagliata un’area grande quanto l’Inghilterra. Per questo, la deforestazione delle foreste tropicali pluviali è la causa principale delle emissioni di CO2 nel mondo e del 20% circa delle emissioni globali.

Ogni ricerca con Ecosia protegge un pezzo di foresta pluviale. Quindi, scegliendolo come tuo motore di ricerca, puoi veramente aiutare l’ambiente una ricerca alla volta. Utilizzando Ecosia, un utente medio di internet può proteggere ogni anno 2,000 metri quadri circa di foresta, che corrisponde quasi alla grandezza di un campo da hockey.

Scegliendo Ecosia come tuo motore di ricerca predefinito, puoi rendere ecologiche le tue ricerche in rete, ridurre le impronte di carbonio and fare la vera differenza per il pianeta. Anziché provocare emissioni di CO2, puoi realmente prevenire il cambiamento climatico perché le tue ricerche contribuiranno a salvare le foreste pluviali in pericolo di estinzione.

Oltre a ciò, Ecosia rappresenta la scelta migliore se sei preoccupato della privacy. Alcuni motori di ricerca conservano le ricerche online per vari mesi e le analizzano persino per creare un profilo dell’utente. Talvolta, vendono anche tali informazioni ad atre società. Ecosia, al contrario, cancella tutti i tuoi dati nell’arco di 48 ore, senza analizzarli.



Come posso far diventare Ecosia il mio motore di ricerca?

Per effettuare ricerche con Ecosia, basta accedere alla pagina iniziale del sito, digitare i termini della ricerca e fare clic sul pulsante cerca.


Tuttavia, esiste un modo più conveniente di impiegare Ecosia. Fai clic sul link “installa” in fondo alla homepage e la casella di ricerca di Ecosia sarà aggiunta al tuo browser. In questo modo, puoi comodamente digitare le ricerche nella casella di ricerca del browser senza così dover visitare la pagina iniziale di Ecosia ogni volta che desideri ricercare qualcosa.

Una volta installato Ecosia, puoi anche vedere quanta foresta pluviale hai già salvato.



Aiutaci a spargere la voce!


Se apprezzi Ecosia, saremmo molto felici se ci raccomandassi ad altri. Dal momento che doniamo la maggior parte del nostro ricavato, non possiamo spendere molto sulla pubblicità. Per questo, abbiamo bisogno del TUO aiuto per spargere la voce. Fai clic sul link “condividi” per vedere come puoi aiutarci a diffondere l’ideologia di Ecosia. Ti saremmo molto grati del tuo aiuto.

Ricorda che ogni nuovo utente di Ecosia aiuta a salvare circa 2,000 metri quadri di foresta pluviale ogni anno. Se solo l’1% degli utenti di internet globali accedesse a Ecosia per effettuare le ricerche, riusciremmo ogni anno a salvare un’area di foresta grande quanto la Svizzera. Insieme possiamo veramente fare la differenza!

Nota: Se hai domande su Ecosia, puoi consultare la sezione FAQ.




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mercoledì 28 dicembre 2011

Fluxbox window manager leggero totalmente opensource con un elevato grado di personalizzabilità.

Fluxbox è un Window Manager, (Window Manager o abbreviato "WM"- letteralmente un "Gestore di Finestre"), per l' ambiente X - progetto totalmente opensource ed interamente scritto in C++ è basato sul codice sorgente di Blackbox 0.61.1. con un elevato grado di personalizzabilità e funzionalità aggiuntive (come la possibilità di cambiare workspace tramite la mousewheel o di cambiare l'assetto della titlebar delle finestre).

Fluxbox è estremamente leggero e performante, capace quindi di rendere la vostra "Desktop-Experience" di tutto rispetto anche se state usando un hardware non molto performante - hardware su cui un Desktop Manager, (DM o DE), potrebbe rendervi la via molto più angosciosa.


Fluxbox è altamente configurabile, sia dal punto di vista del codice sorgente e quindi nella sua configurazione, sia dal punto di vista grafico - senza quindi mettere l' utente in un ambiente graficamente spoglio, o poco "cool".


La caratteristica principale di Fluxbox è la sua leggerezza, e di conseguenza la sua buona performance. Chiaramente questo implica che le funzionalità disponibili al momento dell'installazione siano minime. È stata perciò creata una vasta gamma di programmi satellite per FluxBox che permettono di modificarne aspetto e caratteristiche (ad esempio FbDesk permette di mostrare le icone sul desktop).


Il menù di sistema, al quale si accede tramite il tasto destro del mouse, è completamente personalizzabile, le applicazioni possono essere suddivise per categorie e sottocategorie così da limitare l'espansione del menù stesso. Una grande opportunità di personalizzazione è offerta dalla slit che può raccogliere numerose piccole applicazioni dette dockapps. Queste applicazioni possono comprendere sia piccole utilità (come il controllo del livello di carica della batteria o il cpu scaling), sia applicazioni di tipo multimediale/ludico (controlli della scheda audio, visualizzatori di Fortune,...).


La configurazione di Fluxbox è gestita interamente da semplici file di testo (di default nella directory ~/.fluxbox), anche se è possibile usare FluxConf, disponibile nella homepage di FluxBox.


Caratteristiche
.


* Tabs delle finestre configurabili

* Visualizzazione delle icone per le finestre minimizzate sulla Toolbar
* Cambiamento di desktop virtuale (workspace) con la rotella del mouse
* Barra dei titoli configurabile (posizionamento dei bottoni, aggiunta di nuovi bottoni)
* Compatibilità con KDE
* Nuovo gestore nativo delle pressioni dei tasti (supporto per combinazioni di tasti emacs-like)
* Opzione di massimizzazione sopra la slit
* Compatibilità parziale con GNOME
* Ordinamento delle dockapp della slit


Installazione.
Installare il pacchetto fluxbox reperibile dal componente universe dei repository ufficiali di Ubuntu digitando il seguente comando in un terminale:
sudo apt-get install fluxbox

Avvio

  • Prima di avviare Fluxbox copiare i file di configurazione predefiniti da /etc/X11/fluxbox nella propria Home digitando il seguente comando in una finestra di terminale:
    startfluxbox
  • Con un editor di testo aprire il file ~/.fluxbox/startup e sostituirne il contenuto con quello presente in questo allegato.
  • Dopo avere salvato il file verificare che questo abbia i seguenti permessi di esecuzione:
    chmod 755 ~/.fluxbox/startup
  • Con un editor di testo e i privilegi di amministrazione aprire il file /usr/share/xsessions/fluxbox.desktop copiando il seguente testo:
    [Desktop Entry]
    Encoding=UTF-8
    Name=Fluxbox
    Comment=This is fluxbox
    Exec=/home/nome_utente/.fluxbox/startup
    [Window Manager]
    SessionManaged=true
    sostituendo «nome_utente» con il proprio nome utente.
Indicare il percorso assoluto della propria Home e non abbreviandolo con il simbolo ~.

Adesso sarà possibile avviare
Fluxbox dal login manager predefinito. 

Personalizzazione.

File keys.

Il file ~/.fluxbox/keys serve ad impostare le scorciatoie da tastiera.
La sintassi utilizzata è la seguente:
[...] :


I modificatori più utilizzati sono Mod1 e Mod4.
  • Il primo equivale al tasto Alt.
  • Il secondo al tasto Win.
Un esempio di file keys.
Le voci che nel file in allegato sono presenti sotto alla sezione "Fluxbox keys file" sono standard (possono tranquillamente essere cancellate e/o modificate):
  • La prima permette di cambiare finestra con la combinazione di tasti Alt+Tab.
  • Le altre tramite la combinazione Alt+Fn vanno all'n-esima area di lavoro.
Successivamente è intuibile come procedere a creare ulteriori scorciatoie.
Per esempio:
Mod4 f :ExecCommand firefox &
creerà una scorciatoia con cui la combinazione di tasti Win+F aprirà Firefox.
E' consigliabile inserire una & dopo il nome del programma. Inoltre, prestare attenzione al carattere : in quanto deve avere uno spazio a sinistra, mentre questo non deve essere presente a destra. Altri opzioni disponibili sono Restart, Quit e SetStyle.


Il secondo gruppo di comandi fa parte dei comandi eseguibili sulle aree di lavoro:
  • Alt+Ctrl+Tasto Sinistra visualizza l'area di lavoro precedente.
  • Alt+Ctrl+Tasto Destra visualizza il successivo.
Altre opzioni disponibili sono ShowDesktop e SetWorkspaceName.
L'ultimo gruppo di comandi viene effettuato sulla finestra corrente:
  • La prima riga massimizza alla pressione di Ctrl+F la finestra corrente.
  • Le ultime quattro righe muovono la finestra sul desktop.
  • Ctrl+Alt+Freccia muove la finestra nella direzione della freccia premuta. L'ultimo argomento indica di quanti pixel la finestra si muoverà per ogni spostamento.
Per ulteriori comandi o operazioni che è possibile eseguire sul file keys si rinvia la sito ufficiale
Dopo aver modificato le impostazioni delle scorciatoie da tastiera fare clic su Riconfigura dal menu principale, per applicare le modifiche. Se tale voce dovesse mancare aggiungere la seguente riga al file ~/.fluxbox/menu:
[reconfig] (Riconfigura)

File groups.
Il file ~/.fluxbox/groups serve ad abilitare i raggruppamenti di uno o più programmi in una stessa finestra.
La sintassi utilizzata è la seguente:
 ... 


Ecco un esempio di ~/.fluxbox/groups:
firefox
eterm gnome-terminal


La prima riga farà in modo di raggruppare diverse finestre di Firefox insieme, la seconda invece raggruppa assieme sia le finestre di Eterm sia quelle di gnome-terminal.

Eterm.


Eterm, oltre ad essere uno dei terminali più personalizzabili con fluxbox contiene nel suo pacchetto Esetroot. Permette al wallpapersetter di Fluxbox di impostare lo sfondo.
Per installarlo digitare in una finestra di terminale il seguente comando:
sudo apt-get install eterm


Impostare lo sfondo.


Con un editor di testo aprire il file ~/.fluxbox/startup e indicare il percorso dell'immagine alla seguente riga:
fbsetbg /percorso/per/immagine/di/sfondo.png

Screenshots.













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